Vittorio D'ermo - Articolo pubblicato su Quotidiano Energia del 27 gennaio.
Petrolio in primo piano, gas ed elettricità si mantengono su livelli elevati.
Il mondo politico internazionale è impegnato nella lettura dei messaggi del nuovo presidente americanoche, senza indugi, ha iniziato ad attuare il suo programma decisamente di rottura con le impostazioni elo stile della precedente amministrazione. I rapporti con l’Europa, la Cina e la Russia, oltre che leiniziative nei confronti degli immigrati, saranno oggetto a breve scadenza di interventi concreti conl’obiettivo di rafforzare la posizione degli Stati Uniti sul piano economico e strategico costringendo alcontempo gli interlocutori, a partire dall’Europa, a rivedere o confermare le politiche seguite sino ad oggi. L’energia, che sembrava entrata in una zona d’ombra nella prospettiva di una rapida decarbonizzazione,data ormai per scontata, è tornata in primissimo piano per il quasi certo cambiamento di rotta degli Stati Uniti che hanno già annunciato l’uscita dagli accordi di Parigi costringendo sia gli operatori industriali del settore sia le istituzioni finanziarie ad una verifica delle loro politiche di investimento.
Ma c’è anche un altro fattore di novità costituito dal ritorno all’uso politico del prezzo del petrolio legatoalla lontana epoca delle grandi crisi energetiche; il presidente Trump ha infatti dichiarato di volersi adoprare per una rapida discesa dei prezzi con due principali finalità: la prima legata alla lotta all’inflazione e la seconda legata ad una strategia di indebolimento della Russia con una economia fortemente legata all’esportazione di fonti energetiche.
A questo fine il presidente Usa ha annunciato di voler fare pressione sull’Opec ed in particolare, in virtù di una relazione privilegiata con il principe Ben Salman, sull’Arabia Saudita. Nel nuovo scenario quest’ultima dovrebbe infatti aumentare la produzione, oggi tenuta sotto controllo con l’obiettivo di evitare un crollo dei prezzi; la conseguente riduzione di entrate derivante dai più bassi prezzi dovrebbe essere compensato dall’aumento delle quantità vendute, mentre altri paesi come la Russia e l’Iran, che hanno meno flessibilità, anche a causa della impossibilità di importare attrezzature tecniche, risentirebbero negativamente del cambio di politica.
In attesa che tutta questa complessa ed inedita strategia si precisi la produzione degli Stati Uniti che tra l’altro non dovrebbe essere soggetta a particolari vincoli ha toccato i 13,5 milioni di b/g a cui occorre aggiungete quasi 9 milioni di b/g di altri prodotti per un totale di 22,5 milioni di b/g che consentono dialimentare anche un consistente flusso di esportazioni pari a 2,7 milioni di b/g.
Il mercato petrolifero in questo nuovo contesto sembra avere messo da parte le preoccupazioni delle ultime settimane che avevano spinto il Brent sopra la soglia degli 80 $/b e si è mosso al ribasso. In particolare, nella settimana che ha visto anche la tenuta della tregua tra Israele ed Hamas, il prezzo del Brent si è portato su una media settimanale di 80,9 $/b ma con una quotazione di chiusura di 79,8 $/b.Il Wti si è mosso su una media settimanale di 75,5 $/b rispetto a quella precedente pari a 79,3 $/b con una maggiore velocità del processo di ridimensionamento.
Le modifiche dei prezzi del greggio si sono trasmesse al mercato dei prodotti con marginali riduzionidei margini di raffinazione. Il prezzo medio della benzina cif Genova è stato infatti pari a 758,3 $/t che si confronta con quelloprecedente pari a 765,2 $/t. Il prezzo medio del diesel cif Genova si è portato a 731,4 $/t in netta riduzione rispetto alla quotazione precedente pari a 756,9 $/t. Il differenziale medio con la benzina ètornato a salire sino a 26,9 $/t rispetto agli 8,3 della settimana precedente.
L’olio combustibile a basso tenore di zolfo, in ribasso, ha registrato una media settimanale di 480,8 $/t,mentre quella relativa all’olio combustibile ad alto tenore di zolfo è stata pari 462,1$/t, con una variazione meno accentuata, che ha portato ad allargamento del differenziale tra i due prodotti attestato a 16,1 $/t.
I margini di raffinazione si sono mossi lievemente al ribasso in un contesto che rimane concentrato sui futuri livelli del prezzo del petrolio: per un greggio tipo Brent il valore medio settimanale si é mosso sotto i 5,0 dollari per barile; per un greggio tipo Dubai il margine si è mosso intorno agli 8,0 dollari per barile con il sostegno del diesel mentre un greggio tipo Iranian Heavy ha conseguito un margine intornoai 6 $/b.
I prezzi internazionali del gas hanno continuato a mantenersi su livelli molto elevati in un quadro influenzato dall’arresto delle pur limitate importazioni dalla Russia che hanno ridotto i margini di flessibilità del sistema alla variabilità della domanda ed all’offerta di rinnovabili.
All’hub europeo Ttf, il prezzo medio dell’ultima settimana si è attestato a quota 49,4 euro/MWh rispetto ai 47,8 di quella precedente suscitando forti preoccupazioni non solo a livello consumatori ma anche a livello di governo. Il Gas index del Gme si è attestato nello stesso periodo su un valore di 50,2euro/MWh.
Lo stesso prezzo del gas, espresso in dollari per barile, è stato pari a 81,8 $/b, tornando di nuovo sopra quello del petrolio nella misura di 1,4 $/b confermando la anomalia della situazione ben lontana dai differenziali storici che vedevano il prezzo del gas sotto quello del greggio.
L’indicatore QE del costo dell’energia da idrocarburi in Europa, calcolato come media settimanale dei prezzi del Brent e del gas scambiato all’hub olandese Ttf, ambedue espressi in dollari per barile, è salito a quota 81,1 $/b contro gli 80,3 della settimana precedente per effetto della spinta dei rincari del gas. Gli elevati livelli dei prezzi di questa fonte hanno contribuito a mantenere su livelli di allarme quelli dell’elettricità con gli utenti, a partire da quelli industriali, che chiedono correttivi urgenti all’attuale sistema immettendo sul mercato elettricità da fonti rinnovabili a prezzi non legati a quelli del gas.Nell’ultima settimana il Pun (giorni feriali) è stato mediamente pari a 161,8 euro/MWh contro i 149,4 di quella precedente.
Vittorio D’Ermo è Economista dell’energia; Consulente e pubblicista su temi di energia e ambiente; Docente e Professional Fellow WEC Italia. È stato Vicepresidente e Direttore dell’Osservatorio Energia di AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia.
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